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VENTIMIGLIA
Prima di iniziare a risalire la val Roja, si può fare una
sosta in fondo valle perché, pur essendo davvero a due passi
dal mare, la "vecchia" Ventimiglia, posta sul colle a
picco sulla foce del Roja, ha l'aspetto e l'architettura dei borghi
dell'entroterra. Ultima città italiana, prima del confine
francese, Ventimiglia in realtà si presenta al turista nelle
sue tre anime, distinte anche logisticamente: l'archeologica, la
medievale, la moderna. La Ventimiglia archeologica, alla periferia
orientale della città moderna, appartiene all'epoca romana:
è un vero e proprio museo a cielo aperto con il suo teatro,
pressoché integro fino al primo ordine di gradinate, la porta
di Provenza, le insulae e le domus, le terme e i bei mosaici di
pavimentazione. Alta, sulla rocca, la Ventimiglia medievale domina
la riva destra del fiume Roja, con la sua muraglia di case grigie
e consunte dal tempo. Da lontano la si distingue con il suo possente
giro di mura, la sua cattedrale intitolata all'Assunta, il battistero
a pianta ottagonale ed il convento delle Canonichesse Lateranensi,
vicino alla barocca chiesa di Sant'Antonio Abate. L'impianto urbano
è quello tipico dei borghi liguri: case ed archivolti in
pietra, passaggi coperti, vicoli ripidi, strette mattonate. Sull'attuale
via Garibaldi, l'antica via principale, si affacciano i palazzi
delle famiglie aristocratiche locali (Galleani, Orengo
): agli
immensi androni sulla via, ornati di stucchi e marmi, dalle massicce
porte e i soffitti a volta, corrispondono cortili interni e stupendi
giardini pensili sulle facciate rivolte al mare.
L'ultima fortificazione esterna sul limite occidentale della città
è la porta Canarda (XIII secolo), sull'antico percorso di
Provenza. Essa è ornata da un bassorilievo in marmo con le
armi del Banco di San Giorgio, che ne ricorda il governo su Ventimiglia.
Seguendo i camminamenti delle mura cinquecentesche fin dove termina
l'abitato, s'incontra, in posizione isolata, la suggestiva chiesa
romanica di San Michele. Forse costruita intorno al X secolo dal
conte Guido, fu concessa in priorato ai monaci di Lérins.
L'edificio, più volte rovinato dai terremoti, fu sempre ricostruito,
già in epoche remote. Il rustico campanile è del XII
secolo; l'ambiente più interessante rimane la cripta, dalla
volta sorretta da pietre miliari e pilastri recuperati dalla città
bassa.
La Ventimiglia moderna si muove su tre direttrici, le cui direzioni
sono indicate dal ponte sul fiume Roja: il centro città e
il lungomare, la Francia ed il Piemonte. Nel centro città,
eleganti palazzi dallo stile ecclettico, forniti negozi, servizi
per il turismo, accoglienza alberghiera, locali per il divertimento;
sul lungomare, punteggiato da palme, parchi-giardino, stabilimenti
balneari, locali per l'intrattenimento, ristoranti e trattorie.
L'attività produttiva principale del territorio
di Ventimiglia, come di tutta la Riviera dei Fiori, è la
floricoltura. Il territorio circostante costituisce infatti una
delle più importanti aree di produzione nazionale. Vero fiore
all'occhiello della zona è la produzione di piante grasse
in vaso, con aziende specializzate conosciute in tutto il mondo.
Molto variegata la produzione agricolo-alimentare. La parte del
leone spetta all'olio di oliva: gli oleifici locali producono tutti
il genuino extravergine dalle famose olive taggiasche, mentre nelle
aziende alimentari si confezionano prodotti prelibati come la pasta
di olive, il pesto, le olive in salamoia o snocciolate, i pomodori
o i funghi sott'olio. Altrettanto importante è il settore
della vinificazione: siamo infatti in un'area molto vicina alla
famosa Dolceacqua, patria del vino Rossese; non mancano però
altri vini pregiati, quali i bianchi Pigato e Vermentino.
Un altro importante alimento prodotto in questa zona è il
miele: la grande diversità di ambienti che caratterizzano
questo lembo di territorio ligure, dalle Alpi Marittime al mare,
all'Appennino, porta una presenza molto varia di flora e di piante,
dalla macchia mediterranea ai pascoli di rododendro: il miele è
il prodotto alimentare che meglio raccoglie e accomuna simbolicamente
tutti i profumi. La varietà dei gusti offerti è difficilmente
riscontrabile altrove, un vero e proprio concentrato di natura per
far entrare in casa una collezione di profumi: acacia, tiglio, castagno,
millefiori e molti altri ancora.
La cucina tipica di Ventimiglia e del suo territorio prevede piatti
semplici ma sostanziosi, preparati con ingredienti assolutamente
genuini. Tra i primi i classici ravioli fatti a mano "au pesügu"
e conditi con burro e salvia: la sfoglia, tirata in lunghe e sottili
strisce, viene colmata con bietoline o boraggine, uova, formaggio
grana grattugiato, maggiorana e sigillata, ai bordi, mediante una
leggera pressione delle dita. Diffusa anche la saporita sardenaira
o pizza all'Andrea ("pissalandréa"), specialità
tipica della zona che, da Imperia, giunge fino al confine. Fantasia
vuole che la denominazione risalga all'ammiraglio Andrea Doria,
nativo di Oneglia e celebre per le sue gesta sui mari del mondo
medievale. Il "principe" sarebbe stato ghiotto di questa
pizza ligure; peccato soltanto che ai suoi tempi i pomodori non
fossero ancora diffusi nella vecchia Europa...
Fra i secondi piatti troviamo il gustoso coniglio alla ligure, cioè
stufato con verdure ed olive, quindi numerose ricette a base di
carne di cinghiale; fra queste spicca l'ottima polenta con cinghiale.
Il soggiorno nelle località poste nei dintorni di Ventimiglia
è possibile in buone aziende agrituristiche, ove poter gustare
la cucina tradizionale o acquistare i prodotti tipici del luogo:
ubicate sempre in posizioni panoramiche, esse offrono spesso la
possibilità di piacevoli escursioni in mountain bike o a
piedi.
Imboccata la SS 20 all'uscita del casello di Ventimiglia, ci inoltriamo
subito nell'interno. Il primo tratto è ancora pianeggiante,
e gli abitati di Bevera, Varase e Trucco non presentano soluzione
di continuità con Ventimiglia: il paesaggio è tipico
della macchia mediterranea: pini marittimi e gruppi di ginestre
sulle colline intorno, ulivi e vigne di Rossese nei tratti piani,
già vicini alle abitazioni. Oltrepassato Trucco, l'ambiente
muta improvvisamente e subito diventa montano e roccioso. La valle
si presenta ora con strapiombi scoscesi ed aspri, incisi da strette
gole incombenti sul fiume e sulla strada carrozzabile. Domina il
versante italiano il monte Grammondo, con il bianco della sua roccia
esaltato dal verde intenso dei pini d'Aleppo, dei lecci, dei ginepri
e delle eriche. Al termine di un moderno viadotto, la svolta per
Airole, un piccolo paese a 150 metri di quota, posto sulla romana
Via Domitia, che qui ricalcava il tracciato di un'antica via del
sale (essa conduceva dalle saline nizzarde di Hyères verso
Torino).
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