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SEBORGA La strada che porta a Seborga attraversa una fresca e profumata pineta, alternando una bellissima vista sul mare del golfo a panorami sulla sottostante cittadina di Bordighera. Sulle colline che scendono dolcemente al mare si dispongono eleganti ville in stile Liberty od ecclettico, mentre nel fondovalle emergono grigio-verdi distese di ulivi. Tra mimose e ginestre coltivate spiccano esotiche piccole e grandi palme, molte serre di fiori. Superata Sasso, i tornanti ci spingono più in alto e al girotondo di colori offerto fino ad ora dalla flora si aggiungono quelli degli eucalipti ornamentali, dei pini marittimi e delle acacie. Si raggiunge così Seborga, villaggio che domina dalla sommità della collina i valloni di Sasso e di Borghetto, a 517 metri di altezza sul livello del mare: principato dalla storia molto antica, aspira oggi ad una nuova indipendenza, almeno a fini turistici. L'antico Principato di Seborga Dal 959 fu possesso dei monaci di Lérins, presso Cannes, il cui abate aveva titolo di principe. Dal 1650 al 1686 ebbe anche il privilegio di battere moneta, aprendo così una zecca (alcuni calchi di queste monete sono conservati nel museo Bicknell di Bordighera). Dopo tanto onore, il principato di Seborga venne venduto ai duchi di Savoia nel 1729. Ma l'atto non fu registrato nei beni di casa Savoia, e quando il trattato di Acquisgrana (1748) abolì le signorie (quelle della Liguria divennero Repubblica di Genova), Seborga non risultava in nessun elenco. La scena si ripetè al congresso di Vienna e poi nel 1861: fra gli Stati che dovevano formare l'Italia Seborga non c'era. Per questo, da trent'anni a questa parte, Sua Altezza il Principe Giorgio I (che nella vita di tutti i giorni fa il floricoltore), democraticamente eletto dai suoi sudditi, si batte per l'indipendenza del suo principato. Oggi Seborga ha il suo "Principe" e i suoi ministri, mentre "consoli" ed "ambasciatori" sono sparpagliati in giro per l'Europa: in Scozia, ad Andorra, a Cannes, Alassio ed Acqui Terme esiste già un "consolato" e presto potrebbe suggellarsi il gemellaggio con San Marino, "antica terra della libertà" dalla bandiera bianca e azzurra, proprio i colori di questo Comune. Già Seborga emette francobolli ed intende avere una sua moneta, il "Luigino": il "Principato" ora come ora si direbbe ancora un gioco, ma le intenzioni dei suoi promotori appaiono, ancorché pacifiche e civili, decisamente serie... I trascorsi storici ed il contesto ambientale affascinante di Seborga hanno contribuito a partire dagli anni '60 del XX secolo ad intensificare il flusso turistico, particolarmente importante nel corso dell'estate, in occasione di una serie di serate gastronomiche e danzanti che si svolgono da giugno ad agosto ogni sabato sera. Tipico borgo in pietra del Ponente ligure, con le case raccolte intorno alla chiesa, la "capitale del Principato" è un paesino da scoprire palmo a palmo, percorrendo la trama dei suoi vicoli stretti e solitari. Sulla piazza prospetta la chiesa di San Martino: risale al XVII secolo e si presenta come uno spazio unico ornato da stucchi di stile neoclassico, databili alla fine del XVIII o agli inizi del successivo. A destra della chiesa si fa notare una costruzione in ruvida pietra a vista: è l'edificio identificabile con il "Palazzo" dei monaci e con la antica sede della zecca, che per un trentennio nel '600 batté moneta. Girando per i tortuosi vicoli del borgo è facile imbattersi in interessanti botteghe artigianali ed atelier in cui ammirare ed acquistare le opere di artisti locali, impegnati in svariate tecniche: dalla classica pittura ad olio a quella eseguita su materiali differenti, quali porcellana, vetro, legno. Davvero particolari anche gli oggetti che vengono realizzati con la tecnica della lavorazione della pasta di sale. L'economia portante della zona è senz'altro la floricoltura "a pieno campo": in particolare, la mimosa, in tutte le sue specie e varietà, che viene esportata in tutto il mondo, e la ginestra, di cui la varietà più tardiva porta il nome "la Seborghina" ed è famosa nell'ambito dei coltivatori e riconosciuta ovunque per la durata e la bellezza del fiore. Oltre ai fiori ed alle piante, i prodotti tipici di Seborga sono quelli classici di questa parte del Ponente ligure, con l'aggiunta di alcune specialità esclusivamente locali. Si trova così un ottimo vino, prodotto principalmente nei tre diversi tipi, Vermentino, Pigato e Rossese; ad esso si affiancano caratteristici liquori che vanno dai tipici limoncino e grappe aromatiche ad altri dai poetici nomi di "Ninfa plebea", "Sangue blu", "Amaro calice", "Raggio di luna"... Non manca tutta la vasta gamma di prodotti strettamente collegati alla tradizionale coltivazione dell'ulivo: purissimo olio extravergine, gustosi patè di olive e creme di carciofi, il tradizionale pesto, verdure sott'olio (pomodori secchi, carciofi, pomodori verdi, acciughe, olive), saporite olive in salamoia. Nel settore dei prodotti da forno, oltre al tipico pane alle olive, troviamo un'ampia scelta di dolci locali: i principini di Seborga (piccoli panettoncini dal morbido impasto), i torcetti seborghini (dolcetti a forma di ferro di cavallo ricoperti di zucchero), i baci di Seborga, le caroline all'uvetta (golose sfoglie dolci) e molti tipi di biscotti e cioccolatini artigianali. La cucina tradizionale di Seborga riunisce in sé l'amore per gli ingredienti genuini e assolutamente naturali con quel pizzico di raffinatezza che si addice necessariamente ad un principato: accanto a piatti semplici e nutrienti come la capra stufata con i fagioli e la carne di cinghiale accompagnata da polenta grigliata, si affiancano così vere e proprie specialità: è il caso dell'agnello con contorno di funghi porcini, delle tagliatelle al ragù di coniglio, dei delicatissimi ravioli di borragine e delle lumache o del coniglio "alla Seborghina" (ossia preparati con pomodoro, olive e pinoli e presentati in una bella terrina di terracotta). |
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