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APRICALE

Da Isolabona si può imboccare il bivio in direzione di Apricale e giungervi in una decina di minuti: le origini preromane di questo borgo sono documentate da un tumulo del Pian del Re e da un insediamento trovato sul monte Semoigo. Possesso dei conti di Ventimiglia prima e della famiglia Doria poi, con la fondazione della Repubblica Ligure, nel 1797, Apricale divenne finalmente comune autonomo.
Nel borgo antico fortificato ci si addentra attraverso ripide stradine, passaggi coperti, archivolti in pietra, sino ad arrivare a raggiungere la piena ed inaspettata luce della piazza principale, sotto la rocca, dal suggestivo impianto scenografico, una piazza-teatro. I sagrati contrapposti della chiesa parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine, tardomedievale ma completamente trasformata nel secolo scorso, sono straordinari palcoscenici. Completano il quadro giochi di archi in pietra, un antico abbeveratoio fontana, di sapore prerinascimentale, logge e palazzotti con decori, facciate barocche ed ottocentesche e da ultimo, i possenti contrafforti del castello. Sul lato destro della piazza, quasi a formare un mistico fondale, l'oratorio di San Bartolomeo, dalla facciata barocca sovrastata da una gentile torre campanaria, conserva nel suo interno un pregevole trittico in legno del '500, raffigurante il santo. Il vicolo che costeggia l'oratorio porta al cimitero e alla chiesa di Sant'Antonio del XIII secolo: la facciata barocca conserva l'originaria tinteggiatura "a marmorino". La chiesa quattrocentesca di Santa Maria degli Angeli sorge invece nei pressi del rio San Rocco: l'interno è decorato con affreschi di un pittore lombardo del '500.
Il castello feudale, oggi castello della Lucertola, col suo giardino pensile e il suo slanciato campanile postmedievale, è oggi il punto d'incontro artistico e culturale, ed ospita, nelle sue sale affrescate in stile liberty, un interessante museo tematico (pittura, teatro, memorie locale e gli "statuti" di Apricale, i più antichi della Liguria).
Di notevole interesse sono i murales con scene di vita contadina e paesaggi dell'entroterra, realizzati negli anni Sessanta e Settanta sui muri di tutta la fitta rete dei vicoli di Apricale, che si è così meritato l'appellativo di "paese degli affreschi".
L'approccio con il borgo si completa nelle sue botteghe artigiane e nei suoi atelier: di rilievo le scuole di incisione e di ceramica, quest'ultima per artisti in erba, volta a creare oggetti artistici dalle più svariate forme e dimensioni, trattati con procedimenti speciali.
L'economia del paese si basa sull'olivicoltura e in parte sulla floricoltura. Particolarmente curata la coltura della vite, con produzione del vino Rossese. Le attrazioni turistiche di maggior rilievo sono le feste e le sagre: la sagra delle pansarole cade la prima domenica di settembre. Fin dalle prime ore del mattino, le donne del paese si alternano davanti ai grossi pentoloni colmi d'olio d'oliva, dove si friggono le pansarole. L'8 settembre è il giorno dedicato alla festa patronale per la Nascita di Maria Vergine: dopo solenni funzioni religiose, si chiude in allegria con una serata danzante.
L'attività sportiva di Apricale è basata sulle gare di bocce e di pelotta, il gioco del pallone elastico: questo sport, il più amato nell'Imperiese, si protrae tra l'ultima settimana di giugno e la fine di agosto, con partite tra 16 squadre partecipanti che si svolgono sulla piazza del paese.
La ricezione turistica del comune Apricale è bene articolata: nelle aziende site nel borgo e nelle località circostanti si vendono i prodotti tipici della zona, che anche qui sono rappresentati in gran parte dall'olio e dai prodotti derivanti dalla lavorazione delle olive. Le larghe fasce di territorio coltivate ad ulivi della zona forniscono l'ottimo olio extravergine tratto dalle note olive taggiasche; a ciò si aggiunge la produzione di patè di olive e di pomodori secchi: completano il quadro le gustose olive in salamoia o snocciolate. I boschi di Apricale sono poi l'habitat ideale per l'attività dell'apicoltura: profumatissimi mieli di acacia o millefiori costituiscono il risultato più puro e delizioso di questa natura così rigogliosa, quasi ne rappresentino l'ideale concentrato.
I ristoranti della zona contribuiscono definitivamente a fare approfondire la conoscenza con le tradizioni del borgo, permettendo di gustare la ricca gastronomia: senz'altro varrà la pena di assaggiare le famose pansarole. Altre specialità tipiche sono la torta verde e la sardenaria, servita in versione locale, cioè senza acciughe. Nel settore primi piatti spiccano le lasagne al forno al pesto con la besciamella ed arricchite dall'aggiunta di boraggine; non mancano poi i classici ravioli profumati alle erbette selvatiche. Ma è soprattutto nei secondi di carne, piacevolmente abbinati al vino locale Rossese, che la cucina apricalese dà il massimo: anche qui regna sovrano il coniglio, soprattutto preparato alla ligure, con olive taggiasche in salamoia, erbe aromatiche e vino locale. Tra le altre possibilità, l'agnello accompagnato dai carciofi, il cinghiale spesso unito alla polenta, la capra con i fagioli, le lumache. Immancabili lo stoccafisso in umido e le grigliate miste.

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