|
PERINALDO
A sette chilometri da Soldano si incontra il borgo di
Perinaldo: è un incontro magico, reso ancora più speciale
dal tratto di strada che lo anticipa. Il paesaggio che ci attornia è
cangiante e spazia da splendidi boschi e pinete, a terrazze coltivate ad
ulivi, a cespugli di ginestre ed alberi di mimose. Salendo gradatamente,
attraverso crescenti tornanti, il percorso dà modo di ammirare folti
castagneti e appezzamenti coltivati a vigne. In alto, sulle colline, domina
Perinaldo, un borgo di crinale sito in posizione panoramica sulla copiosa
flora spontanea che tinge i pendii, nella continua varietà dei colori
dovuti all'alternanza delle stagioni: la vista di cui si gode affacciandosi
qui come da un balcone si estende dai più lontani profili dei monti
Bignone, Ceppo, Toraggio, Pietravecchia e Grai fino al mare. Perinaldo però
guarda anche in alto, oltre gli orizzonti, verso gli spazi profondi del
firmamento, in rapporto privilegiato con il cielo: qui il cielo, libero
da inquinamento atmosferico, è uno dei più tersi della zona,
grazie all'orografia del luogo che convoglia in quota venti costanti, che
impediscono lo stazionamento per lungo tempo di nubi e perturbazioni.
L'antico nome di Perinaldo è Podium Rainaldi
e ricorda Rinaldo, conte di Ventimiglia che tra l'XI e il XII secolo fortificò
la collina con un castello: in questo primo nucleo di fondazione si trasferì
un gruppo di abitanti della villa di Giunco, ora scomparsa, che sorgeva
presso la chiesa di Santa Giusta. Presso il castello sono conservati preziosi
manoscritti ed opere rare che risalgono ai secoli XVIII e XIX, oltre ad
antichi strumenti astronomici. Seguendo il tragitto di via Maraldi si
arriva alla piazza della parrocchiale di San Nicolò di Bari, preceduta
da una scalinata: l'insieme risulta inalterato dal tempo e da qui si può
ammirare un panorama sulla vallata. Interessante la muratura medievale
della chiesa (documentata nel 1357), in pietra della val Roja, con la
quale sorgono gli altari del '600. L'interno conserva opere di valore
artistico: due Crocifissi lignei a lato degli altari e la tela con La
Madonna che intercede per le Anime del Purgatorio, dono dell'astronomo
Cassini.
Nell'estremità orientale di Perinaldo si trova l'osservatorio astronomico,
ospitato nell'ex convento francescano di San Sebastiano: qui si svolgono,
con regolarità, esplorazioni guidate del cielo notturno. A fianco
del complesso, il municipio e la chiesa di Sant'Antonio da Padova, dal
campanile a base triangolare.
Gli svariati mercati e le feste patronali del borgo sono ormai divenute
attrazioni turistiche come le sagre ed i concerti, organizzati soprattutto
nel periodo estivo e primaverile. Da ricordare, la sagra gastronomica
il primo sabato di agosto, di Sant'Antonio in giugno, di San Bartolomeo
il 24 agosto. Inoltre, nel piccolo borgo già sede del primo nucleo
abitato di Perinaldo, si svolge la grande festa patronale in onore di
Santa Giustina, il 26 settembre. L'economia locale si basa principalmente
sull'olivicoltura, floricoltura, e sulla viticoltura, con produzioni di
vino Rossese. Le botteghe e le aziende della zona offrono una vasta scelta
di prodotti tipici: dall'olio extravergine di olive taggiasche al vino
Rossese; dal patè di olive nere e verdi, al pesto rosso o genovese,
alle olive in salamoia, alla crema di carciofi, a quella di rucola, alla
salsa di noci. Non mancano anche saporite verdure ed alimenti conservati
nel genuino olio locale: pomodori secchi, melanzane e tonno sono solo
alcune delle possibilità.
I pescheti danno un prodotto scelto e rinomato, mentre nella diffusa floricoltura
primeggiano soprattutto le coltivazioni di fronde verdi, rosa e mimosa.
L'attrezzatura turistica è composta da vari ristoranti che offrono
al cliente ogni tipo di specialità locale che desideri gustare:
tra i piatti tradizionali eccelle lo stoccafisso, preparato in tutti i
modi, tra i quali non poteva mancare quello chiamato "brandacujun".
Ottimi i secondi cucinati alla griglia, sia di carne, come l'agnello,
che di pesce, come la trota. Tra le particolarità più tipiche,
il "pesce di montagna", i fiori di zucca ripieni e una specialità
della povera ma fantasiosa cucina ligure: frittelle fatte con la polpa
dei fagioli, accompagnate da una crema di aglio e aceto, o in alternativa
con una semplice salsa a base di pomodoro e basilico.
|
|
|