A I R O L E
Superficie: 14,74 kmq
Abitanti: 515
Altitudine: da 50 a 1075 s. l. m.

Il paese deve l’origine del suo nome ad "areola" diminutivo di "ajra", piccola aia mentre un’ipotesi più fantasiosa è quella che lo lega alla sede dell’indovino "hariolo".Citato per la prima volta intorno all’anno Mille come proprietà della famiglia Curlo, alla fine del XIII secolo viene donato ai monaci della Certosa piemontese di Pesio. Venduto alla città di Ventimiglia nel 1435, il suo territorio viene diviso in quattordici zone (24 aprile 1498), attribuite ad altrettante famiglie con un atto pubblico, con il quale si specifica l’obbligo di risiedere sul terreno assegnato, di costruirvi un’abitazione e di pagare al comune il diritto di "cottumo"; dopo la sua liquidazione il pagamento diventa simbolico: una fava nera per San Michele. Nel 1798 diventa comune autonomo.

Il paese, arroccato su un versante a picco sul fiume Roia, è situato all’incrocio delle vie provenienti dalla valle Nervia, dalla bassa valle Bevera con la principale della valle Roia. L’importanza della sua posizione strategica è testimoniata anche dalla presenza di torri, non anteriori al 1500, sparse sul territorio, che avevano la duplice funzione di avvistamento, segnalazione e di ricovero per il bestiame.

Nella parte più antica il paese mantiene la sua struttura a gironi concentrici dove è ancora conservato e attivo uno dei forni antichi della comunità; tra il XVI e XVIII secolo il borgo si sviluppa, con andamento lineare, dalla piazza, dove all’inizio del XVI secolo viene costruito il primo luogo di culto, lungo il sentiero che porta a Fanghetto, Libri e Breglio.Al centro della piazza acciottolata, si trova la fontana "la Pila", su cui sono stati montati i resti della fontana ottocentesca e la chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo che ingrandita e ristrutturata più volte, si presenta ora in stile barocco; all’interno, diviso in tre navate e affrescato da Luigi Morgari all’inizio del XX secolo, è conservato l’organo costruito da Carlo Giuliani nel 1837.Il santuario, dedicato alla Madonna delle Grazie, alla fine dell’Ottocento viene ampliato inglobando alla cappella Seicentesca un secondo corpo, di proporzioni più grandi, custodisce una tela del XVII secolo, attribuita ad un pittore della famiglia Carrega; nell’atrio trova posto una ricca serie di ex-voto, a testimonianza della profonda devozione mariana degli airolesi.

Il museo della civiltà dell’olivo, posto all’interno di un antico frantoio a "sangue", conserva attrezzi usati dagli abitanti nella vita quotidiana.L’antico ponte in pietra, ad una sola arcata, che attraversa il fiume Roia è stato fino alla metà del XX secolo l’unica via di collegamento con la frazione di Collabassa; questo borgo è posto tra la valle Bevera e Roia, alla confluenza di diversi percorsi interessanti sotto il profilo naturalistico; le chiese di San Clemente e dell’Immacolata rivelano tra il silenzio degli ulivi, l’importanza che questa comunità aveva nel passato.

Tra le numerose feste la più suggestiva è quella che si svolge la prima domenica dopo Pasqua, in onore della Madonna delle Grazie, la cui statua portata in processione è adornata da monili l’oro; al primo maggio la festa patronale del paese, mentre al 23 novembre si svolge la festa dedicata al patrono di Collabassa. 

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