| Superficie: 20,23 kmq |
| Abitanti: 1.683 |
| Altitudine: da 42 a 1086 |
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Un’opera d’arte, un quadro di un grande pittore ingrandito migliaia di volte … Adagiato sull’acqua, incorniciato da monti, boschi e ulivi, questa è l’impressione che il borgo di Dolceacqua suggerisce a prima vista a chi percorre la provinciale per inoltrarsi nella Val Nervia.Questi furono senz’altro anche i sentimenti del pittore impressionista Claude Monet il quale, innamoratosi del luogo, rappresentò più volte nelle sue tele questo angolo di Ponente.Il torrente Nervia divide in due parti il piccolo paese (estensione territoriale 20 km. per circa 2000 abitanti circa); una parte prese il nome di "Terra" dove ebbe origine la primitiva struttura, l’altra di "Borgo". Sono collegate tra loro da un ponte medievale a schiena d’asino di straordinaria leggerezza e armoniosità lungo mt. 33.
Sovrasta le case del borgo il Castello costruito dai Doria nel XII secolo; inizialmente venne usato solo come fortezza per proteggere la posizione strategica del posto, in seguito venne trasformato in lussuosa residenza fortificata con saloni affrescati dal Cambiaso. Oggi ormai in rovina, si possono ancora osservare la massiccia struttura esterna, le torri, le feritoie, le merlature, e si gode anche una vista vertiginosa sullo strapiombo roccioso a picco sul fiume. Il castello strettamente collegato al paese ne seguì le vicissitudini storiche e politiche. Già fiorente dopo i mille sotto i Conti di Ventimiglia, Dolceacqua venne conquistata dalla Repubblica di Genova che la venderà ad Oberto Doria, in seguito ci furono accese rivalità e scontri tra i Savoia del Piemonte che volevano avere uno sbocco verso il mare e Genova che ambiva al controllo di tutta la costa per riscuotere le tasse sul commercio marittimo, fino al 1745 quando ci fu un decisivo assedio da parte delle truppe franco-spagnole alleate di Genova che ne espugnarono e distrussero la roccaforte.
Si ipotizzano degli insediamenti umani di origine antichissima in questa zona, di liguri primitivi e di popolazioni celtiche, il nome Dolceacqua infatti sembra che derivi da Dus Aga ossia "Dio degli incantesimi" dal celtico, nel medioevo dus diviene "Dulcis" e aga diventa "Aqua", "Dulcisaqua".Per i vicoli del centro medievale tra snelli archi che puntellano le case in pietra troviamo l’anticofrantoio, con le macine in pietra; il Visionarium, in cui si proiettano diapositive tridimensionali realizzate con una tecnica particolare. Nella piazza principale cantine offrono assaggi di prodotti locali la cui fama è rinomata, come l’olio e il vino Rossese. Qui sorge anche la Chiesa di Sant’ Antonio Abate risalente al ‘400 che conserva all’interno il Polittico di Santa Devota del 1500 opera di Ludovico Brea; usciti alla chiesa giriamo a destra, in fondo alla piazza c’è il Palazzo Doria che risale al 1700, l’edificio con portali in pietra nera ha appartamenti riccamente affrescati.
In certi periodi dell’anno si può assistere a feste e manifestazioni come la festa Patronale di S. Antonio Abate e il 16 agosto alla Sagra della Michetta, dolce tradizionale di origine medievale legato a miti e leggende. Da Dolceacqua si possono effettuare varie escursioni: in corrispondenza del cimitero si trova la Chiesa di San Giorgio risalente all’anno mille, dove sono conservate le tombe di Stefano e Giulio Doria raffigurati con l’armatura nel bassorilievo che decora le rispettiva lapidi; si può passeggiare tra le tipiche "terrazze" tra vigneti e olivi secolari o, a pochi chilometri sulla provinciale visitare il caratteristico borgo di Isolabona .